5LB E L’ANELLO MANCANTE

di | 25/07/2021

5LB E L’ANELLO MANCANTE

Da tempo mi chiedo come sia possibile che la nostra biologia risponda con programmi atavici anche quando un problema viene percepito in senso traslato…

Non è funzionale che si attivi la ghiandola mammaria (problema nel nido) quando sta male qualcuno a me caro o quando vivo un problema relazionale di cui non posso parlare.
Inutile che si attivino le cellule del fegato (parenchima, manca il boccone essenziale) se non ho più soldi per far fronte al mutuo.

Qualcosa non è andato per il verso giusto…

Un programma è biologicamente sensato quando risponde a stimoli concreti: un boccone indigesto, non commestibile, che transita nell’intestino, stimola la peristalsi ad aumentare la sua funzione per spingerlo avanti ed espellerlo.

Non ha alcun senso invece che si attivi l’intestino quando ciò che stiamo percependo come problema non può essere risolto dalla biologia: se invece di cibo fosse una situazione ad essere indigesta, una maggiore mobilità intestinale non servirebbe a nulla.

Stiamo usando davvero male le nostre risorse percettive…
La percezione da’ un significato all’esperienza che stiamo vivendo e ci guida ad un’azione per rispondere in modo coerente al significato che le stiamo attribuendo.
I dati percettivi trattenuti in memoria sono sensoriali e, come tali, attivano istantaneamente il corpo.

Il nostro mondo percettivo è una raccolta infinita di esperienze sensoriali. Sono delle “mappe guida”  organizzate fin dal livello fetale: dal secondo mese di gestazione al quarto, i nostri organi di senso sono già pienamente formati, ad eccezione dell’occhio che si completa solo dopo la nascita.

Siamo abitati da un universo infinito di ricordi e racconti che spesso ci confondono poiché, essendo sensoriali, li assumiamo come veri. Perciò il corpo reagisce ad un ricordo come se fosse realtà…

Fai una prova: ricordati di un momento dove hai litigato con qualcuno e ascolta cosa accade nelle tue emozioni e nel tuo fisico… Rabbia? Tensione? Dolore? Contrazione muscolare? Ti viene da piangere?

Seconda prova: immagina che mentre stai accedendo a quella memoria, ti telefoni o incontri per strada proprio quella persona a cui stavi ripensando e osserva come ti comporteresti… Ti vedi reagire in modo neutro e spontaneo? Presuppongo di no…

E’ in questo modo che agiamo quotidianamente: siamo diventati
i burattini di noi stessi su un palcoscenico che chiamiamo vita.

Nella memoria c’è tutto e il contrario di tutto, convivono esperienze che mi ricordano quanto sono bravo come altre che mi convincono di come, ogni volta, faccio la scelta sbagliata.

Se “accedo” contemporaneamente ad entrambe le memorie, l’effetto è che resto congelato e non so più come muovermi. Vorrei cambiare lavoro, ma l’altra memoria mi ricorda che faccio sempre scelte inopportune e così resto fermo sul posto, frustrato e con sempre meno forza. E questo congelamento si fa corpo.

Ma se il bacino di informazioni a cui posso accedere è così vasto, perché spesso ci agganciamo proprio a quelle memorie allarmanti che attivano il corpo, invece di lasciarci guidare da memorie più tranquillizzanti e perciò funzionali ad una vera soluzione?

…Cosa ci impedisce di fare le nostre scelte trovando delle vie che non siano prettamente biologiche?

Ci sono due ragioni strettamente interconnesse tra loro:
1. Il nostro processo evolutivo c’è stato rubato.
2. L’amigdala, organo addetto ad attivare all’istante risposte di attacco o fuga per salvaguardare la nostra biologia, è stata “addestrata” per farci vivere in costante allarme.

EVOLUZIONE… O INVOLUZIONE?
…Manca un anello.
L’anello mancante siamo noi: è stato depredato il processo evolutivo della nostra UMANITA’.

Mi spiego.

Passo dopo passo ci siamo spinti, ogni volta, a nuovi adattamenti, per interagire nel modo più adeguato al mondo che cambiava. La nostra biologia si è sempre elasticamente adeguata e, ad ogni trasformazione, abbiamo formato nuove connessioni per agire inedite e più evolute scelte ed azioni.

Abbiamo potuto evolvere perché, nei secoli, ci siamo interfacciati con la vita, cioè con la natura, rispondendo in modo congruo all’ambiente che ci ospitava.

Lo stesso processo è avvenuto in relazione al branco a cui apparteniamo: ad ogni cambiamento, abbiamo intrecciato nuove modalità d’interazione, sviluppato sensorialità fini, comportamenti e linguaggi che permettessero connessione, organizzazione e collaborazione nel branco.
In poche parole, il nostro modo di fare società si è evoluto insieme alla nostra biologia.

TUTTO E’ AVVENUTO PER PERMETTERCI DI SOPRAVVIVERE?
NO, PER VIVERE!

Gli occhi innamorati di un gatto quando gli fai le coccole, l’eccitazione di una cavallo quando corre col suo branco, la fiducia di un cane che aspetta il cibo con la certezza che lo riceverà: tutto quello che spesso passa inosservato, ti informa di come la natura sappia dare il giusto valore alle cose.

La natura sa che la sopravvivenza è solo una parte della vita, quella che riguarda la biologia, e che oltre a quella c’è anche la vita: la gioia di provare piacere e la libertà di esprimerlo.
L’evoluzione quindi non è solo biologica ma anche personale, culturale e sociale.

I NOSTRI ANTENATI
Se non ci lasciamo incantare dal racconto di un’evoluzione basata su sopraffazione e sfruttamento del più debole, scopriamo che le tribù ancestrali avevano un’ organizzazione sociale molto equilibriata e naturale.

Davano valore alla sacralità della vita, al rispetto, ricercando equilibrio e armonia.
I bambini erano parte integrante della società così come le donne.
Nessuno escluso: talenti condivisi in cooperazione, verso un obiettivo comune.

A un certo punto però, la nostra “evoluzione naturale” è stata violata, ripiegata su se stessa, cancellata.

L’ORIGINE DELLA NOSTRA INVOLUZIONE
Sradicati dal flusso della vita, non abbiamo più avuto stimoli naturali per indurre nuovi passi evolutivi che ci avrebbero permesso, oggi, di vivere in modo totalmente diverso dal delirio in cui ci troviamo.

Lavoro e sopravvivenza, inquinamento e sopraffazione, violazioni dei diritti dell’uomo, degli animali e della natura, non sono frutto dei nostri antenati, ma il risultato di scelte fatte a tavolino dai pochi che, col nostro “consenso”, hanno e stanno manipolando la storia, annichilendo autonomia e potere personale, lo sviluppo di uomini e donne nati liberi, in connessione con la natura e il suo naturale processo.

Non essendoci più un ritmo e un tempo naturale che ci permetta
connessione e rispetto per la vita,
sono scomparsi i presupposti per evolvere in modo naturale.
Non abbiamo più avuto modo di sviluppare sinapsi adeguate.

Quando viviamo paura e terrore, l’amigdala – organo predisposto alla salvaguardia della nostra sopravvivenza biologica – allerta il corpo. Ma risponde come può, attivando relè in modalità arcaiche: quelle sviluppatesi in modo naturale, prima del Grande Reset.

Piccola parentesi: ma il Grande Reset non è stato proposto dal Word Economic Forum nel 2020?.. No, è nato secoli fa dal Nuovo -ma in realtà molto antico- Ordine Mondiale.

NON ABBIAMO NUOVE SINAPSI A DISPOSIZIONE
A cosa dovremmo rispondere oggi per procedere nella nostra evoluzione?
Alle città cemento in cui siamo immersi? A ritmi di vita centrati sul lavoro per far fronte a bisogni indotti dal mercato?
Alla necessità spasmodica di avere denaro per sopravvivere a costo di dare in cambio vita, cuore e dignità?
Alla separazione, allo smembramento della società, all’allerta costante dove anche respirare è diventato illecito e pericoloso?

L’involuzione in cui siamo immersi non ha alcun senso biologico o avremmo la percezione di fluire verso una direzione evolutiva… Ma come possiamo trovare adattamenti evolutivi in relazione a qualcosa che non lo è affatto?

Non ha alcun senso biologico far fronte a doveri che non sono funzionali all’armonia e alla crescita evolutiva del gruppo:
se lo fossero, si chiamerebbero valori.

Cosa possiamo fare quindi per riprendere un percorso interrotto a tavolino da chi si sente legittimato a detenere le sorti del mondo?

DECRESCITA E RIORGANIZZAZIONE SOCIALE
Per troppo tempo siamo stati complici -nel migliore dei casi inconsapevoli- di un sistema che ruota intorno alla manipolazione e all’abuso. Ci siamo trasformati in prodotti che producono, il focus è sul fare e non sull’essere…
 Siamo perché facciamo, non facciamo perché siamo.


Possiamo ricucire le fila del nostro percorso evolutivo rispondendo onestamente ad una domanda:
sei pronto a non sostenere più e perciò ad abbandonare questa evoluzione artificiale?

Siamo tutti nati in essa, nonni compresi. Siamo imbevuti di false credenze che ci congelano in un paradigma che diamo per scontato, presupponendo che sia l’unico possibile.

Bè, non lo è.

Esistono realtà di uomini e donne libere che si stanno sperimentando… non è semplice ma è semplicemente evolutivo.

L’ARTE DELLA RINUNCIA E’ UN ATTO DI LIBERTA’
Possiamo essere ben disposti di cuore, desiderare intensamente una nuova società, ma per attivare un nuovo giro evolutivo dobbiamo essere disposti a rinunciare.
Rinunciare a ciò che, magari è comodo, ma che evolutivo non è.

PER RINUNCIARE NON E’ RICHIESTO UN VOTO DI POVERTA’,
AL CONTRARIO: DI LIBERTA’.

A cosa dovremmo rinunciare?
1. La prima cosa è l’illusione di vivere in una società sì perfettibile ma comunque basata sui diritti.
E’ d’obbligo osservare con lucidità e senza paura la realtà, rendere visibile ogni filo della ragnatela nella quale siamo invischiati.
Non si tratta di cambiare qualche aspetto della nostra vita: sperare in una politica migliore o in un’economia più clemente o in una sanità più evoluta.
Fa tutto parte della stessa trama intessuta senza trascurare un solo particolare. E’ così che si organizza una società, evolutiva o involutiva che sia.
Serve un cambio radicale del paradigma su cui è stato basato lo sviluppo della nostra società, per organizzarne uno nuovo, evolutivo e animico.

2. Scrollarsi l’abitudine di percepire l’artificiale come se fosse naturale.
Ci sembra normale disporre di neve artificiale per sciare anche quando non nevica, naturale imbandire la tavola con frutta fuori stagione, o fuori nazione… Ma non lo è affatto.
La consuetudine è fatta di gesti quotidiani che convogliano in una vita artificiale, come sta accadendo con il distanziamento sociale e l’utilizzo della mascherina.
A furia di accogliere e generare esperienze come se fossero reali, abbiamo imparato a reagire biologicamente non solo a ciò che naturale non è ma anche a ciò che è tossico per il nostro benessere psico/fisico.


La consuetudine è un’arma del potere. L’addestramento è penetrato nella nostra stessa biologia generando processi artificiali, che percepiamo come naturali.

Così ci siamo ammaestrati a vivere nella paura, con senso di colpa, impotenza, delega e ricerca di protezione, assumendoli come aspetti naturali della vita, mentre in realtà cadiamo ogni volta nel buco nero dell’involuzione: stiamo dando il nostro consenso a proiezioni mortificanti della Matrix, uccidendoci.

A questo proposito ti propongo una metafora senza veli: puoi nasconde la testa sotto la sabbia, ma normalmente il culo resta fuori!

3. La successiva rinuncia riguarda la ricerca di “risposte certe”. La previsione certificata di un futuro, se non migliore, che possa perlomeno assicurarmi sicurezza e stabilità. Altrimenti non mi muovo dalla mia zona di confort -per nulla confortevole né confortante- e continuo a delegare a chi non ha alcun interesse che mi muova da dove sto.


Ci siamo convinti che se sono io a scegliere rischio, mentre se a decidere è qualcun altro, so di essere nella merda e me ne lamento, ma almeno non ne sento la responsabilità. 


Questo significa dare il proprio consenso per essere servi. Un servo è colui che vende se stesso in cambio del minimo sindacale per sopravvivere. Un servo nutre il padrone illudendosi che accada il contrario. Come servo, sono un ingranaggio perfetto per il sistema. 
Come uomo o donna libera, lo sgretolo.

4. Occorre saper rinunciare a cose inutili e artificiali -bisogni indotti- e smettere di delegarne la produzione. Di sicuro, fare con le proprie mani piuttosto che pigiare un bottone, o entrare in un supermercato, richiede un impegno diverso che però in cambio dona tempo sensato, potere personale, e qualità di vita.
Non siamo più ricattabili.

5. Il valore che abbiamo attribuito al denaro è ciò che ci ha resi invece schiavi. Schiavo è colui che non ha scelto di servire un padrone… non può scegliere, semplicemente è schiavo.

Il denaro è l’evoluzione delle catene che ci avvinghiano caviglie e vita. 
Certo è più semplice mettere mano al portafoglio -per chi ha ancora un portafoglio- e comperare ciò che necessito piuttosto che organizzare una nuova rete di scambio, collaborazione e dono, ma nello scegliere la seconda, la catena è spezzata e l’evoluzione riprende il suo cammino.

6. Rinunciare a maschere, al riconoscimento di identità preconfezionate, alla necessità di vincere, all’abitudine al lamento, al bisogno di dimostrare di essere altro da ciò che sono … 

Lasciando cadere tutto quello che ti hanno convinto essere necessario per appartenere ad una società,
TU DIVENTI SOCIETA’.

Siamo nel momento storico più opportuno, dove tutti i veli cadono e i trucchi si svelano. Dobbiamo solo aprire la mente e osservare la falsa logica di tutto ciò che sembra essere stato logico fino a questo momento.

CUORE E AMIGDALA, PROCESSORI IN COLLABORAZIONE PER LA VITA
E qui nasce il settimo punto:

7. Ricreare le connessioni interrote.
Il cuore come strumento quantico e l’amigdala come strumento biologico, sono due processori di informazioni fondamentali per riportare il processo evolutivo nella sua traiettoria naturale. Per smettere di essere complici di questa follia paranoica mondiale è necessario ritrovare la loro sinergia naturale.
Hanno un linguaggio che va RI-conosciuto, sono strumenti che ci appartengono da sempre e che ci accompagnano a ritrovare casa nella nostra vera essenza.

Un nuovo articolo specifico sulla connessione tra Amigdala e Cuore lo potrai leggere a breve alla pagina 5LaBlchemico: https://5lab.casa/

Puoi aspettarne la pubblicazione o iniziare già ad osservare e progettare il mondo a partire da nuovi paradigmi.

Una indicazione: immagina futuri senza cercare compromessi col vecchio paradigma e ti arriveranno come spontanee intuizioni.

Siamo solo ad un passo dall’attivare nuove connessioni
di apprendimento e scambio,
con una nuova umanità,
per tornare ad essere ciò che siamo sempre stati
e che siamo destinati ad essere.

La tua anima ti sta aspettando.

4 pensieri su “5LB E L’ANELLO MANCANTE

  1. Piero Congia

    Ho sempre pensato che in origine il funzionamento biologico dell’essere umano fosse quello previsto per vivere nel “paradiso terrestre”: come semplici creature e semplici fruitori, con tutto a disposizione già pronto e già organizzato sia dentro che fuori di noi, col semplice impegno di lasciarsi guidare in armonia con se stessi e condivisione con gli altri esseri viventi del creato
    L’anello mancante che vedo, e mi stimoli a formulare, riguarda quella parte di software biologico che avrebbe dovuto collegare ed integrare l’essere umano che si è nutrito dall’albero del sapere e che ha iniziato ad attribuirsi la conoscenza del bene e del male (scollegato dalla conoscenza di se stesso…)
    Ma per non sforzarmi troppo … e per non incartarmi … sottoscrivo la genesi scritta (millenni fa …?)

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